I KOAN

TECNICHE DI SUPERAMENTO DEL PENSIERO CONDIZIONATO PER UNA PROMOZIONE DELLA QUALITA' DELLA VITA

Tesi di Laurea presentata da Andrea Vittorini
Anno Accademico 2001-2002 (Sessione III)
FACOLTA’ DI PSICOLOGIA
Corso di Laurea in Psicologia

ABSTRACT

Questo lavoro prende in esame la tecnica dei koan, quesiti paradossali impiegati tradizionalmente in Giappone nell’ambito della disciplina Zen al fine di favorire la piena espressione delle potenzialità psicologiche in soggetti non patologici. Nel contesto di cui sopra il koan viene assegnato da un maestro ad un allievo nel corso di un incontro formale e la sua soluzione, una sorta di insight, comporta lunghi periodi di intensa concentrazione. Nell’Occidente contemporaneo non mancano esempi di integrazione di questa tecnica nella pratica clinica di alcuni psicoterapeuti, come dimostra il crescente interesse della letteratura di settore, che pure è ancora abbastanza scarna. Il parallelismo tra maestro-allievo e psicoterapeuta-paziente solleva però una costellazione di problematiche di matrice trans-culturale che ho tentato di affrontare rintracciando il quadro di riferimento, anche storico, da cui scaturiscono mentalità orientale ed occidentale. Il fatto stesso che la psicologia europea ed americana utilizzi i koan in ambiente esclusivamente terapeutico, a mio avviso, tradisce almeno in parte, o comunque non esaurisce, le possibilità di crescita psicologica offerte da questo strumento. Pertanto ne ho proposto l’utilizzo e lo studio anche da parte di quelle branche della nostra disciplina che si occupano della promozione della Qualità della Vita, puntando il dito sull’ importanza dei fattori soggettivi che cooperano alla sua realizzazione. Con questo intento ho cercato di selezionare il materiale bibliografico che presentava maggiore attenzione alle cause che sembrano rendere possibile il funzionamento dei koan e, in accordo con un numero relativamente ristretto di autori tra quelli che si sono pronunciati specificamente sulla questione, ho appoggiato quella posizione che ne valuta l’efficacia in relazione al superamento di determinati condizionamenti mentali. Questi, che sembrerebbero coinvolgere pur con minore pervasività anche individui che non rientrano in nessuna categoria patologica tradizionale, sono costituiti da tutti quei filtri che si frappongono tra il soggetto ed una più diretta esperienza di realtà. A rendere questi filtri tali sarebbe la mancanza paziale o totale di una loro dereificazione piuttosto che un’intrinseco potere di mediare il rapporto tra conoscitore e conosciuto. Tra quelli che ho considerato figurano il linguaggio, i costrutti personali, i condizionamenti socio-culturali e l’autocoscienza, o, meglio, le rispettive oggettivazioni di tutti questi elementi. Provocando una temporanea interruzione di siffatti consolidati schematismi, il lavoro sugli enigmatici koan pare favorire anche a lungo termine un’ accentuata plasticità cognitiva e quindi un maggior sviluppo della personalità e delle risorse dei soggetti. Quella sorta di cortocircuito che interverrebbe nelle consuete forme di pensiero sarebbe assicurato da un uso altamente creativo e originale delle espressioni verbali, accostabile principalmente alla funzione conativa, se si considera il modello del formalista russo Jakobson, oppure agli atti perlocutivi e agli atti locutivi indiretti di J. L. Austin. In entrambi i casi il linguaggio viene impiegato a fini non informativi, disobbedendo deliberatamente al principio di cooperazione tra i parlanti di Grice e sfruttando spesso l’assenza di implicature conversazionali. Da un punto di vista logico-formale invece, nei koan sono stati individuati da Cheng quattro tipi di paradosso, a seconda che essi contengano una pseudo-contraddizione, una falsa inferenza, termini polisemici o contrasto tra il piano del discorso e le intenzioni di sfondo dell’interrogante. Infine Kubose e Umemoto hanno istituito un parallelismo tra koan e il problem solving creativo. Entrambi implicherebbero infatti l’estinzione preliminare di approcci interferenti, effetti di saturazione, unificazione di eventi contraddittori e maggiore attività metabolica dell’ emisfero destro. Inoltre sarebbero parimenti soggetti ad un’ evoluzione temporale scandita da stadi di preparazione, meditazione, insight e valutazione.